La nuova genitorialità

Un tempo la preoccupazione più seria dei genitori era quella che la progenie obbedisse, non tradisse le aspettative, non si mettesse nei guai e riuscisse ad avere di che vivere.

Nel mondo contemporaneo l’ansia riguarda la paura di non essere amati. Adulti zerbino? In molti casi sì, taxi notturni per adolescenti a spasso, pagatori di corsi di qualunque genere, e questo sembra riguardare nel mondo occidentale tutte le famiglie a prescindere dalla reale disponibilità finanziarie.

Il bisogno di essere “visti” dai propri figli e figlie travalica le condizioni culturali e sociali, accumuna persone diversissime, e conduce ad una assenza di carisma di chi svolge la funzione genitoriale che rende i giovani ancora più distanti.

Al contrario l’amore del padre o della madre non sembra più il punto nodale del vissuto delle nuove generazioni, che lo danno per scontato e soprattutto non si interrogano più morbosamente su queste tematiche. Ha contributo a ciò forse anche quella “infarinatura” di psicologia che orami è appannaggio di tutti, così che il diritto di essere amati ormai viene rivendicato come conquista certa. Io credo che uno dei compiti dello psicologo quando affianca le famiglie possa esser quello di riportare l’attenzione sulla espressione “volere bene” che ha lingua italiane è che intraducibile.

Volere bene vuol dire “volere IL bene”, dell’altro, magari accettando di discutere e confrontarsi sull’idea che se ne ha. Confronto dinamico e aperto, che, nonostante a volte non se ne sia convinti, porta allo spostamento di quelle che sembranoconvinzioni irriducibile e crea ponti più duraturi di astratte questioni di amore.

Psicologa Dott.ssa Laura Pacelli