Introversione, timidezza, fobia sociale: facciamo chiarezza. Nel linguaggio popolare, termini come introverso, timido, chiuso, vengono usati spesso come sinonimi, e non di rado con un’accezione negativa, come se fossero difetti o parti del carattere da dover cambiare. Sempre più spesso si sente parlare di fobia sociale, espressione che nel linguaggio comune fa da contenitore per tutti i termini precedentemente elencati. In realtà, mentre introversione e timidezza sono tratti caratteriali, la fobia sociale è una vera e propria psicopatologia riconosciuta in tutto il mondo. In pratica, l’introversione, così come la timidezza, sono aspetti non patologici della personalità e che non necessitano di trattamenti o terapie, mentre la fobia sociale può limitare moltissimo la vita della persona che ne è affetta, motivo per cui sono necessari interventi specialistici.
In sintesi, qual è la differenza tra questi termini? La psicologia della personalità è una scienza assai complessa e non è possibile incasellare nessun individuo all’interno di etichette definitive, perché il comportamento umano può mutare a seconda delle situazioni di vita, dei contesti e delle persone con cui si ha a che fare. La stessa persona potrà manifestare comportamenti diversi a seconda di ciò che lo circonda. Esistono però quelli che nel linguaggio tecnico sono chiamati pattern, ovvero schemi ricorrenti, ovvero modi di fare, atteggiamenti e comportamenti che la persona manifesta più spesso e che quindi la caratterizzano. Il tratto di personalità è definito da tre proprietà, come aveva già teorizzato Gordon Allport nel lontano 1921: frequenza, intensità e gamma di situazioni in cui si presenta.
Estroversione e introversione sono due grandi tratti fondamentali nella definizione della personalità. Secondo Carl Gustav Jung l’estroverso è più orientato dai fatti esterni, l’introverso è più orientato dal proprio modo di elaborare ciò che accade fuori. Nell’importante teoria dei Big Five, il fattore estroversione comprende tratti come socievolezza, loquacità, interesse per gli altri; l’introversione comprende tratti come riservatezza, sobrietà, interesse e orientamento al compito. Ovviamente, la stragrande maggioranza delle persone non è nettamente estroversa o introversa, perché anche l’estroverso potrà manifestare tratti da introverso e viceversa. Ad ogni modo l’introverso può tranquillamente realizzarsi nella vita, nel lavoro e nelle relazioni, al pari dell’estroverso.
La timidezza è invece caratterizzata da tendenza alla paura del giudizio altrui, evitamento di alcune situazioni sociali, maggior senso di disagio in presenza di altre persone. Di per sé non è patologica perché molte persone timide conducono una vita normale. Solitamente, nell’adolescenza è più marcata e tende ad attenuarsi col passare degli anni. Quando questi elementi che caratterizzano la timidezza diventano molto più marcati e frequenti, ecco che si parla di disturbo da ansia sociale (o fobia sociale). In seguito sono elencati i sintomi principali:
- paura o ansia marcate in situazioni sociali come conversare, bere o mangiare in pubblico;
- paura che l’ansia si manifesterà e sarà valutata male dagli altri;
- le situazioni sociali sono temute o evitate;
- e paure durano da sei mesi o più e compromettono la vita della persona;
E’ necessario capire se l’ansia e il timore degli altri siano così invasivi da non riuscire più a svolgere le proprie attività e raggiungere obiettivi. Da non confondere quindi con manifestazioni del comportamento che non sono vissute con ansia marcata dal soggetto e che rientrano semplicemente nella personalità individuale.
© Copyrigh Psicologa | Dott.ssa Valentina Ciavarra